I preparati farmaceutici: un articolo scritto dal dottor Matteo Mantovani



Quando si trattano prodotti di origine vegetale, non si considera un solo principio attivo ma un insieme di più sostanze chiamato fitocomplesso. Nel caso della Cannabis, il fitocomplesso è composto dai Cannabinoidi, dai terpeni, dalle clorofille, dagli alcaloidi e da altri gruppi di sostanze che in totale sono più di 800 molecole (ElSohly and Gul, 2014).

Tra i Cannabinoidi troviamo i due principi attivi più conosciuti della Cannabis, ovvero il THC (Delta-9-Tetraidrocannabinoide) e il CBD (Cannabidiolo). L’effetto psicotropo è da imputare al THC, mentre il CBD non ha alcuna azione psicoattiva (Pertwee, 1988).E’ da precisare che nelle infiorescenze crude o essiccate (raw) di Cannabis, i Cannabinoidi sono nella loro forma acida, ovvero THCA e CBDA; sottoposti a determinate temperature queste molecole perdono un carbossile e diventano THC e CBD ad esempio (Grotenhermen, 2003).

E’ compito del farmacista preparatore allestire forme farmaceutiche che contengano la totalità del fitocomplesso, in modo da garantire una massima risposta terapeutica da parte del paziente che lo assumerà. Due sono le vie di somministrazione principali utilizzate per l’assunzione dei preparati a base di Cannabinoidi: inalatoria ed orale. La prima permette l’inalazione dei principi attivi mediante la vaporizzazione delle infiorescenze. Il prodotto viene confezionato dal farmacista in apposite bustine predosate in base ai quantitativi riportati in ricetta dal medico.

Il paziente successivamente le aprirà e riporrà le infiorescenze essiccate in un apposito dispositivo medico certificato, chiamato Vaporizzatore, che permetterà, regolando la temperatura, di attivare i Cannabinoidi trasformandoli da forma acida a forma neutra; la corrente di aria calda che il paziente aspira gli permetterà di effettuare la terapia.

La via di somministrazione inalatoria permette di avere un rapido ed importante picco ematico dei principi attivi, il che si traduce in una rapida azione terapeutica con una minore durata del trattamento. La via di somministrazione orale, al contrario, garantisce una maggiore durata dell’effetto terapeutico, ma occorre più tempo perché i principi attivi esplichino la loro azione.

Le formulazioni orali più comuni sono: cartine predosate che il paziente utilizzerà mediante decozione, capsule contenenti l’infiorescenza attivata e l’oleolito di Cannabis.

La prima formulazione è la meno consigliata, in quanto non consente una sufficiente estrazione dei principi attivi dall’infiorescenza, essendo questi tendenzialmente lipofili, differentemente dal solvente acquoso in cui le infiorescenze sarebbero immerse.

Le capsule decarbossilate sono un’altra tipologia di formulazione che risulta pratica per il paziente, in quanto quest’ultimo deve solamente ingoiare la capsula intera con liquido opportuno; di contro, all’interno non è sicura la presenza di tutto il fitocomplesso, in quanto durante la fase di decarbossilazione (trasformazione della forma acida dei Cannabinoidi in forma neutra), se non viene prestata particolare attenzione, c’è il rischio di degradare molecole particolarmente sensibili alle alte temperature come alcuni terpeni.

L’oleolito di Cannabis è il più prescritto e dunque utilizzato dai pazienti, in quanto garantisce, se sapientemente allestito, la completa estrazione del fitocomplesso della Cannabis e una più facile gestione anche nella variazione del dosaggio da parte del medico, in quanto il paziente assume il preparato tramite un contagocce. Per ogni estratto il farmacista è tenuto a titolare la quantità dei principi attivi, con particolare attenzione nei confronti dei Cannabinoidi sia in forma acida che in forma neutra e quindi il medico può modificare la terapia conoscendo le concentrazioni del preparato.

La triangolazione medico, farmacista e paziente sta portando alla formulazione di nuove tipologie di preparati che possano essere somministrati anche a pazienti con esigenze particolari, come bambini o anziani incapaci di assumere per via inalatoria e per via orale il farmaco.

Un esempio di queste nuove formulazioni è il gel cutaneo ad assorbimento transdermico che sta suscitando molto interesse in campo medico.

Ogni giorno che passa medici e farmacisti acquisiscono sempre maggiori conoscenze in merito a questa pianta dalle mille sfaccettature, forse un po’ troppo screditata in passato, ma i cui segreti ancora nascosti si spera saranno svelati dalla Scienza.

*Articolo scritto dal Dott. Matteo Mantovani


0 visualizzazioni