Simona e la mamma...quando la malattia si condivide in famiglia

Mi chiamo Simona e sono un’artista. Io, fortunatamente sto bene, anche se, quando capita una malattia grave come un tumore, in famiglia, ogni membro si sente come se fosse lui in prima persona ad essere ammalato. Da circa vent’anni, mia madre, combatte contro il cancro, che attualmente consuma piano piano le sue ossa, con dolori che noi persone sane possiamo solo immaginare. Le abbiamo provate tutte, le “classiche” terapie oncologiche e non solo. Due anni fa, malgrado le innumerevoli difficoltà, siamo finalmente riusciti a ottenere, le prime prescrizioni a base di cannabis. Da allora, pian piano, la sua qualità di vita è migliorata e addirittura, le ultime analisi, mostrano che il cancro è in regressione. Questa notizia meravigliosa però, arriva proprio a dicembre 2017, quando sono terminate le scorte di cannabis terapeutica, facendo piombare la nostra famiglia nello sconforto più totale. Da allora è iniziata, la caccia alle farmacie, in cerca di aiuto. Onestamente, come si fa’ ad accettare, che le vengano prescritti oppiacei, con controindicazioni ed effetti collaterali spaventosi, senza alcun problema e invece per la cannabis, che effetti collaterali non ne ha, sia cosi impossibile, garantire ai malati la certezza e la continuità della cura? Eppure lo stato non ci regala nulla, visto che spesso, come nel nostro caso, le spese per i farmaci a base di cannabis, sono esclusivamente a carico del paziente! Come può, uno stato, consentire una cosa cosi disumana? Ogni volta che mi accingo a fare una nuova telefonata, per vedere se posso aiutarla provo tanta rabbia, perché ancora una volta lo stato si dimostra totalmente assente, soprattutto nei confronti dei soggetti più deboli. Da anni in Italia si parla di legalizzazione delle droghe leggere, sarebbe la scelta più logica, viste le scoperte scientifiche, le più svariate testimonianze di pazienti, medici e farmacisti. Insomma, sono dati di fatto, che oscurano totalmente gli assurdi dubbi in merito, che si rivelano più che anacronistici. Eppure siamo ancora qui a parlarne, a provare rabbia e sconforto per l’ennesimo diritto che ci viene negato. Tutte le volte che discuto con mia madre di questo argomento, provo a tranquillizzarla, a darle speranza, le dico sempre che questa orribile realtà un giorno potrà cambiare. Vorrei fossero vere, le mie parole, ma purtroppo dentro di me prevale solo una certezza, chi ci governa non ha assolutamente come priorità noi, non si preoccupa affatto della nostra salute quando ci vieta di consumare e coltivare la personale piantina di cannabis, chi ci governa evidentemente ha ben alti interessi

P.S. Aggiungo questo post scriptum perchè nei commenti mi è stato chiesto se davo il consenso per condividere. Assolutamente si, anzi, più ne parliamo meglio è.


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